Bacche selvatiche nella regione Martinique

Maturazione e raccolto sono due domande diverse, e le calcoliamo separatamente. Una gelata di maggio porta via la fioritura, e un cespuglio fiorito bene può comunque non dare nulla.

Martinique
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Per questa regione non calcoliamo ancora i numeri: a una bacca serve il meteo di tutta la stagione dal 1º gennaio, non un mese come a un fungo. Il catalogo qui sotto vale lo stesso.

Wild strawberry — illustrazione botanica
Wild strawberryfiore bianco a centro giallo, frutto piccolo e profumato

Wild strawberry

Fragaria vesca

Per questa regione non c'è ancora una previsione.

La fragolina di bosco cresce lungo i margini dei boschi, nei tagli, nelle radure, nei prati aridi e ai bordi delle strade forestali, dal piano fino alla fascia montana, in tutta Italia. Ha bisogno di luce diretta: sotto una chioma chiusa la pianta produce solo foglie e stoloni, e un sottobosco pieno di foglie di fragola può dare pochissimi frutti.

Da non confondere. Non ci sono bacche velenose che si confondano davvero con la fragolina: la potentilla sterile (Potentilla sterilis) le somiglia da vicino finché non fiorisce e non fruttifica, ed è del tutto innocua. Il pericolo vero, alla stessa altezza da terra, è un'altra pianta: il gigaro (Arum maculatum), comunissimo nei boschi ombrosi di tutta Italia, che porta in autunno una spiga di bacche rosse all'altezza della caviglia, fortemente irritante per bocca e gola, ed è tra le cause più frequenti di intossicazione infantile da piante selvatiche. Non ha stoloni, non ha la foglia trifogliata della fragola, e le sue foglie a forma di freccia non assomigliano a nulla nella fragolina: vanno lette tutte e tre le differenze insieme, non una sola. C'è poi un rischio che non riguarda il riconoscimento: nelle zone alpine e prealpine dove la volpe è portatrice di Echinococcus multilocularis, le uova del parassita possono depositarsi sui frutti bassi, e il lavaggio da solo non le elimina — solo la cottura lo fa con certezza. Per questo la fragolina raccolta nel bosco non va mangiata cruda direttamente dalla pianta, soprattutto lungo i sentieri battuti dalle volpi.

Matura tra maggio e luglio a seconda della quota e dell'esposizione, prima nei prati soleggiati di bassa collina, più tardi nei margini montani in ombra. La bacca matura è rosso scuro e si stacca insieme al calice tirando con le dita, senza forzare gli stoloni: è proprio attraverso gli stoloni che la pianta si propaga, e romperli riduce le piante dell'anno successivo. Il profumo si sente a distanza di qualche passo, ed è spesso l'olfatto a segnalare una stazione prima della vista. I bordi delle strade sono il posto peggiore per raccoglierla: è lì che cresce più volentieri, ma è anche lì che passano cani, auto e tutto ciò che le sta intorno.

Bilberry — illustrazione botanica
Bilberrybacche lungo tutto il rametto — l'uva di volpe ne porta una

Bilberry

Vaccinium myrtillus

Per questa regione non c'è ancora una previsione.

Il mirtillo nero cresce nel sottobosco di faggete e boschi di conifere (peccete, abetine, pinete di pino silvestre, mughete) su suolo acido, di norma tra gli 800 e i 2000 metri. È pianta di montagna, non di pianura: in Italia lo si trova sulle Alpi e, alle quote più alte, sull'Appennino settentrionale e centrale, mentre verso sud diventa raro. Preferisce l'ombra leggera e il terreno fresco, e sale fin sopra il limite del bosco nelle brughiere subalpine.

Da non confondere. Nello stesso sottobosco crescono almeno tre piante dalle bacche nere o scure che vanno riconosciute prima di tendere la mano. L'erba paris (Paris quadrifolia) porta un'UNICA bacca nero-bluastra sopra un solo verticillo di quattro foglie, su uno stelo semplice e non ramificato: è velenosa. La belladonna (Atropa belladonna) è la più pericolosa delle tre, e in Italia è tutt'altro che rara nelle faggete e nei margini boschivi su suolo calcareo, fin oltre i 1500 metri: pianta robusta e ramificata, alta anche più di un metro, con bacche nere lucide grandi come una ciliegia portate su un calice verde a stella; bastano poche bacche per essere pericolose per un bambino. L'erba di San Cristoforo (Actaea spicata) forma invece un piccolo grappolo di bacche nere lucide su un unico gambo eretto, ed è anch'essa tossica. Il mirtillo, al contrario, è un arbusto basso e legnoso, ramificato fin dalla base, con foglioline piccole lungo ogni ramo e moltissime bacche blu-nerastre opache coperte da una leggera pruina, mai riunite in un solo grappolo su uno stelo erbaceo. Va guardata la pianta intera — portamento, altezza, se è legnosa o erbacea, una bacca sola o cento — e mai la bacca isolata dal ramo; a sbagliare sono soprattutto i bambini, perché vedono il colore da lontano e non la pianta.

La raccolta segue la quota: nelle faggete e pinete più basse il mirtillo matura già a luglio, mentre nelle brughiere subalpine si arriva a fine agosto o a settembre. Va raccolto a mano, bacca per bacca: i pettini metallici strappano rametti e gemme e compromettono la fruttificazione dell'anno successivo. La bacca matura è blu-nerastra, morbida al tatto e coperta di pruina, e macchia le dita — è normale.

Bog bilberry — illustrazione botanica
Bog bilberrytaglia: polpa verdolina, non viola

Bog bilberry

Vaccinium uliginosum

Per questa regione non c'è ancora una previsione.

In Italia il mirtillo falso è pianta esclusivamente alpina: cresce nelle brughiere a rododendro e nei pascoli acidi sopra il limite del bosco, di norma tra i 1800 e i 2600 metri, spesso insieme al mirtillo nero e al pino mugo prostrato. Non è una pianta di palude o di pianura come altrove in Europa: qui la quota sostituisce del tutto l'ambiente umido nordico. È arbusto più alto e più eretto del mirtillo nero, fino a mezzo metro, e cresce in stazioni più aperte e ventose.

Da non confondere. Alla stessa quota, tra i cespugli di rododendro, crescono le stesse due piante pericolose del mirtillo nero: l'erba paris (Paris quadrifolia), con la sua unica bacca nera sopra quattro foglie a crocera, e la belladonna (Atropa belladonna), che qui si incontra soprattutto più in basso, ai margini dei pascoli e delle radure montane, con bacche nere lucide grandi come una ciliegia in un calice verde a stella: è la più pericolosa delle due, e bastano poche bacche per un bambino. La regola è la stessa: molte bacche piccole su un arbusto legnoso e ramificato, contro una o poche bacche su un fusto erbaceo isolato. Dal mirtillo nero vero e proprio il mirtillo falso si distingue per la bacca, più allungata, più chiara e con polpa verdognola, mentre quella del mirtillo nero è scura fino al centro e macchia le dita; il mirtillo falso non le macchia. Il rododendro stesso (Rhododendron ferrugineum), che spesso cresce mescolato a questi arbusti, è pianta tossica: nessuna sua parte va portata alla bocca insieme alle bacche raccolte.

La stagione è breve e legata alla quota: matura tra fine luglio e settembre, spesso pochi giorni dopo il mirtillo nero sullo stesso versante. Va raccolto a mano; l'arbusto cresce lentamente in un ambiente già difficile, e si danneggia con il calpestio del tappeto di brughiera più che con la raccolta dei frutti stessi. La bacca è oblunga, più chiara del mirtillo nero, con polpa verdognola invece che scura, e non macchia le dita.

Wild raspberry — illustrazione botanica
Wild raspberrysi stacca da un cono bianco, fusto spinoso

Wild raspberry

Rubus idaeus

Per questa regione non c'è ancora una previsione.

Il lampone selvatico cresce nelle radure, nei tagli boschivi, nelle aree percorse da schianti da vento o da incendio, e lungo i margini dei boschi, dal piano collinare fino alla fascia montana e subalpina di Alpi e Appennini. Ha bisogno di luce piena e di terreno smosso, e infatti scompare quando il bosco richiude la chioma sopra di lui. Forma spesso cespugli fitti e continui sui versanti disturbati di recente, dove il legno tagliato o bruciato lascia il terreno scoperto.

Da non confondere. Negli stessi margini crescono due piante da bacca rossa che vanno riconosciute per la forma del frutto, non per il colore. La dafne, o fior di stecco (Daphne mezereum), porta bacche rosse attaccate DIRETTAMENTE al ramo spoglio, senza alcun picciolo, su un arbusto senza spine: è velenosa in ogni sua parte, e il contatto con la linfa irrita la pelle. Il tamaro (Dioscorea communis, detto anche vite nera o erba rapa) è una liana rampicante comune nelle siepi e nei margini boschivi di tutta Italia, che si arrampica senza spine e porta lunghi grappoli di bacche rosse lucide: anch'esso velenoso. Il lampone, invece, non è mai una bacca liscia isolata: è un frutto composto da tante piccole drupe, che si stacca intero da un piccolo cono bianco lasciando quel cono sul ramo spinoso. Una bacca rossa liscia su un fusto liscio, qualunque cosa sia, non è un lampone — ed è un punto da cui partire per guardare meglio, non una prova già chiusa.

La maturazione segue la quota, da giugno nelle radure di bassa collina fino ad agosto-settembre nei cespuglieti subalpini. La bacca matura si stacca da sola lasciando il cono bianco sul ramo; se resiste alla trazione non è ancora pronta. I lamponeti sono anche terreno favorevole alle zecche — erba alta, umido e ombra — e vale la pena controllarsi dopo la raccolta. Va raccolto a mano, senza spezzare i fusti: i frutti dell'anno vengono dai rami dell'anno precedente, e romperli compromette il raccolto successivo.

Dewberry — illustrazione botanica
Dewberryfusto spinoso, nera da matura, rossa se acerba

Dewberry

Rubus caesius

Per questa regione non c'è ancora una previsione.

Il rovo bluastro (Rubus caesius) cresce in golene, fossati, argini fluviali e margini boschivi umidi, di norma in pianura e in collina. Occupa lo stesso genere di terreno disturbato del lampone selvatico, ma più bagnato: dove il versante si asciuga, il suo posto lo prende il rovo comune. È pianta diversa, per portamento e per ambiente, dal rovo che la maggior parte dei raccoglitori italiani conosce nelle siepi e nella macchia asciutta.

Da non confondere. Sugli stessi argini e margini umidi cresce la frangola (Frangula alnus), arbusto senza spine con bacche nere tonde, portate una o due per volta su un ramo liscio: è velenosa, con effetto purgante violento. Il sanguinello (Cornus sanguinea), altro arbusto comune delle stesse siepi, porta anch'esso bacche nere non commestibili, in piccoli grappoli su rametti rossastri. In nessuno dei due casi la bacca è composta: quella del rovo bluastro, come quella di ogni rovo, è un insieme di piccole drupe riunite intorno a un cono centrale, mai una bacca liscia isolata. Il frutto acerbo del rovo bluastro è rosso e viene talvolta scambiato per un lampone maturo: l'errore non è pericoloso, solo deludente al palato, ma resta un buon promemoria che il colore da solo non basta, e che va sempre guardata la struttura del frutto.

Matura a ondate da fine estate fino alle prime gelate autunnali, e non tutta insieme. La bacca pronta è nera con una leggera pruina blu-grigia e si stacca insieme al cono bianco interno — questo la separa dal lampone, che invece lascia il cono sul ramo. La pianta radica dove le punte dei tralci toccano il terreno umido: calpestare questi punti di radicamento danneggia le piantine dell'anno successivo più di quanto faccia la raccolta dei frutti.

Cowberry — illustrazione botanica
Cowberrypunti scuri sulla pagina inferiore della foglia

Cowberry

Vaccinium vitis-idaea

Per questa regione non c'è ancora una previsione.

Il mirtillo rosso predilige i boschi di conifere più aridi e luminosi — pinete di pino silvestre, lariceti, mughete — e le brughiere acide sopra il limite del bosco, di norma tra i 1200 e i 2300 metri. È pianta delle Alpi e, più localizzata, dell'Appennino centrale alle quote maggiori; il terreno secco è il suo tratto distintivo, ed è questo che lo separa dagli ambienti umidi di altre specie dello stesso genere. Cresce spesso in tappeti bassi e compatti, insieme al mirtillo nero e all'erica.

Da non confondere. L'uva ursina (Arctostaphylos uva-ursi) condivide lo stesso terreno secco e porta anch'essa bacche rosse, ma non è velenosa: è solo farinosa e senza sapore. Si distingue dalla foglia, intera e liscia nella pagina inferiore nell'uva ursina, punteggiata di minuscole ghiandole scure in quella del mirtillo rosso. Più seria è la dafne, o fior di stecco (Daphne mezereum), che cresce negli stessi margini montani e porta bacche rosse attaccate DIRETTAMENTE al ramo nudo, senza picciolo e senza foglie intorno: è velenosa, e il solo contatto con la linfa può irritare la pelle. Nessuno di questi due segni basta da solo: va letta la pianta intera, il suo portamento legnoso e permanente contro un fusto erbaceo o un ramo spoglio, prima di decidere cosa si ha davanti.

Le foglie restano verdi tutto l'inverno, e la pianta si riconosce in qualunque mese dell'anno. La bacca matura tra settembre e ottobre nelle stazioni più basse, e più tardi ancora, fin oltre ottobre, nelle brughiere più alte; dopo le prime gelate diventa più dolce ma anche più molle e delicata da trasportare. Va staccata a mano, senza strappare il tappeto legnoso: è a crescita lenta e si riprende con difficoltà se sradicato.

Cosa non promettiamo

Le date di maturazione qui sono calcolate sul calore accumulato e non sul calendario: in una primavera fredda la bacca matura più tardi, e il modello la segue. Ma le soglie stesse sono scelte, non misurate su segnalazioni di campo — siamo sicuri dell'ordine tra le specie e ti dobbiamo ancora i numeri esatti.

E la cosa che conta di più: nessuna pagina di questo sito ti dà il permesso di mangiare ciò che hai trovato. Il confronto con i sosia qui sopra dice con cosa si confonde questa bacca; non conferma che quella che hai in mano sia quella bacca.